Balletto romantico

Nel corso dei secoli le rappresentazioni artistiche sono giunte a noi grazie ad una ricostruzione storica che si è avvalsa di prove concrete. L’arte attraverso i dipinti e le sculture, la poesia attraverso i testi, la musica attraverso gli spartiti, ma come rivivere la bellezza del Balletto Romantico, arte che si è espressa sulle scene quando ancora non esisteva la fotografia? Ti porto alla scoperta delle meravigliose illustrazioni che ci apriranno le porte di un regno magico.

Cos’é il Balletto Romantico?

Balletto romantico
Fanny Ellsler in “the shadow dance” 1846

La danza ha sempre accompagnato la vita dell’uomo fin dalla preistoria, facendo parte delle rappresentazioni teatrali e musicali. Si è manifestata attraverso le celebrazioni sacre e profane quali riti religiosi, nuziali e militari, o più semplicemente, come svago e momento di aggregazione popolare.

Nel 1661, con la fondazione dell’Accademia Reale di Danza voluta da Luigi XIV, si sviluppò la “tecnica accademica” e il balletto acquisì una propria dignità artistica. Il Re Sole era appassionato di Danza e la sua volontà di istituzionalizzare questa arte, permise di organizzarla e codificarne le regole fondamentali. Il suo maestro Pierre II Beauchamp, attraverso la Coreografia, inventò un modo per scriverla con passi ben precisi.

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Fanny Cerrito in “La Sylphide”

Per tutto il XVII e XVIII secolo, nei teatri verranno allestite rappresentazioni coreografiche allegorico-mitologiche, caratterizzate da un susseguirsi di Entrée di personaggi mitologici, fantastici, esotici, oppure raffiguranti passioni e ideologie. Il balletto era semplicemente considerato un intermezzo nelle opere teatrali e musicali. Grazie alla critica dell’epoca acquisì una sua autonomia, diventando lo spettacolo centrale della serata.

Si svilupparono i trattati su questa nuovo modo di vivere la danza e cominciò il dibattito, per il quale il balletto avrebbe dovuto raccontare una storia, ma soprattutto toccare i sentimenti dell’animo.

Il danzatore dipinge i moti dell’animo attraverso i gesti della danza.Noverre.
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Emma Harding interpreta “Queen of the Wilis” nel “Phantom dancers” 1847

Con le Lettres sur la danse et sur les ballet del 1760 del maestro e coreografo Jean George Noverre, si avrà il primo trattato filosofico. Partendo dall’osservazione della natura, l’artista dipinge sulla scena la passione, la gioia o la tristezza.

Il coreografo è chiamato a immaginare e dipingere queste passioni che sono l’animo artistico della danza. Il ballerino deve interpretarle e trasmetterle allo spettatore entrando nel vivo della sua anima.

Il fantastico nel Balletto Romantico

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Cerrito nel grande balletto “Le lac des fées” 1842

Alla fine del XVIII secolo, dalla Germania, si sviluppò un movimento artistico-culturale chiamato Romanticismo che in breve tempo si diffuse in tutta l’Europa. L’uomo sentì il bisogno di esplorare l’irrazionale, ricercare il desiderio, vivere il sogno, sperimentare l’inquietudine e la follia.

Il Romanticismo trovò terreno fertile in tutte le forme d’arte. Nello specifico del balletto, attraverso questo nuovo modo di danzare, ci si volle staccare dalla vita terrena, per esplorare mondi fantastici. Mondi a cui l’uomo poté avere accesso grazie ai sogni e alla veglia. Un universo costellato da incantesimi e malefici che il ballerino attraverso il movimento del suo corpo era in grado di far vivere allo spettatore.

Balletto romantico
The fairie’s home 1868

Il fantastico debuttò sul palcoscenico dell’Opéra di Parigi nel novembre del 1831, con l’intermezzo “Ballet des nonnes” (Il balletto delle monache) presente nell’opera lirica “Robert le Diable“.

L’anno successivo il “balletto fantastico” entrò in scena in modo prorompente con “La Sylphide“, anch’essa opera del coreografo Filippo Taglioni. Con grande stupore e approvazione del pubblico, questo nuovo genere del Balletto Romantico troverà il suo massimo splendore tra gli anni ’20 e ’40 del XIX secolo.

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Ondine-Peterhof La Naïade et le pêcheur Balletto sui Laghi 1853

Fino al XVIII secolo, il balletto si basò sul pensiero razionale (siamo in pieno illuminismo) e la mitologia classica. Dopo la rivoluzione francese nelle scenografie apparve l’illuminazione a gas, in grado di irradiare in modo più intenso la scena e creare maggior contrasto fra il giorno e il chiaro di luna nella notte. Questo favorì il fascino di mondi misteriosi e sovrannaturali, dove gli esseri umani assunsero sembianze animali. Esseri antropomorfi e oggetti inanimati presero vita.

La Ballerina

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Maria Taglioni e Signor Guerra 1840

Nei paesaggi incantati, avvolti nella nebbia, si stagliarono creature fatate. Con salti e acrobazie queste anime presero il volo.

Leggera e fluttuante la ballerina conquistò la centralità della scena incarnando esseri sovrannaturali. Si liberò prodigiosamente dalle leggi di gravità per elevarsi ad uno stato etereo. Come un trampolino di lancio si innalzò verso il regno dell’immaginazione.

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The marble maiden 1845

Il danzatore la accompagnò nell’attraversare la scena. Questi movimenti nella luce argentea della luna, ne esaltarono la grazia e la femminilità.

Il crescente virtuosismo muliebre, fece si che molte donne interpretarono ruoli maschili. Questa nuova tecnica della danza si caratterizzò per la dolcezza dei movimenti, braccia morbide e curve che si aprirono ampiamente portando il busto ad inclinarsi in avanti. In questa posizione le ballerine si alzarono sulle punte pronte a spiccare il volo.

La nascita del Tutù

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Maria Taglioni in “La Sylphide” 1836

L’estetica della danza si rinnovò, esprimendo questa nuova sensibilità e nuova visione dell’universo.

Si eliminarono le maschere perché coprivano l’espressione. Si abolirono le parrucche che intralciavano il movimento. Si accorciarono le gonne per favorire l’agilità del movimento. (come ti ho raccontato anche qui)

Maggiore ampiezza e leggerezza dei movimenti vennero enfatizzati da nuovi costumi impalpabili e fluttuanti. Le ballerine indossarono ampie gonne a campana realizzate a più strati di mussola e tulle bianco, che ancora oggi, identifichiamo come emblema della ballerina classica: il Tutù.

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Fanny Cerrito in “The varsovienne” 1844

Questi balletti in bianco, nati nella prima metà dell’ottocento, presero il nome di “Ballet Blanc“. La maggior parte dei Balletti Romantici contiene almeno un “atto bianco“. Sarà un tripudio di repliche de “La Sylphide“, “Giselle” e “Il lago dei cigni“!

Il tutù in tulle bianco sovrastato da un corpetto aderente, e le scarpette dalla forma a punta, rimarranno il costume di scena caratteristico della danza classica.

“En Point” leggere sulle punte

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Hermine Blangy 1846

Con il Balletto Romantico si diffonde una nuova tecnica di danza chiamata En Point. La ballerina leggera si solleva sulle punte grazie a delle particolari scarpette dalla punta allungata, rigida e rinforzata. Non corre né cammina, si eleva soavemente sulle punte.

Alcune ballerine tentarono di cimentarsi con questa tecnica già dalla fine del Settecento, ma fu solo nel 1832, con “La Sylphide” interpretata da Maria Taglioni che si innestò una vera rivoluzione nell’immaginario della danza. Questa tecnica, tanto apprezzata dal pubblico, diventò la base del balletto classico.

Mantenere l’equilibrio e l’eleganza naturale dei movimenti richiede moltissima preparazione fisica. Il corpo della ballerina si eleva dolcemente sul piede in posizione completamente verticale, perpendicolare al pavimento. Le gambe si allungano e con saltelli e piroette, volteggia nell’aria.

Maria Taglioni

Maria Taglioni viene considerata la prima ballerina nota per la tecnica En Point, icona del Balletto Romantico.

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Maria taglioni “La Sylphide” Souvenir d’adieu 1845

Nacque nel 1804 in una famiglia di artisti, da una ballerina svedese e dal celebre coreografo italiano Filippo Taglioni. Nei primi anni di vita si allenò duramente per parecchie ore al giorno in compagnia del fratello Paul. Si trasferì a Vienna giovanissima, quando il padre diventò il maestro del balletto dell’opera di corte. Qui, si esibì nella prima coreografia creata dal padre, ma il grande successo arrivò nel 1832, quando entro in scena a Parigi con “La Sylphide“.

Filippo creò appositamente per lei questa coreografia che enfatizzò la leggerezza del suo fisico slanciato e la squisita finezza dei movimenti nelle eleganti acrobazie. In brevissimo tempo venne acclamata e richiesta in tutta Europa, impressionando piacevolmente il pubblico di tutto il continente.

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Maria taglioni “La Sylphide” Souvenir d’adieu 1845

Nell’iconografia ottocentesca, verrà idealizzata e raffigurata come una delicata creatura alata ultraterrena che posa leggiadra sopra una candida nuvola o una corolla di fiori. Vestita del classico tutù bianco e in posa sulle punte di piedi piccolissimi, porterà sul viso un’espressione dolce e aggraziata. Stupirà tutti per la sua capacità di unire una tecnica straordinaria e innovativa, ad un aspetto rassicurante e familiare.

La Sylphide

L’originale coreografia ideata da Filippo Taglioni è andata irrimediabilmente perduta. Giungerà a noi la seconda versione riproposta dal maestro danese August Bournonville nel 1836.

Nel primo atto il promesso sposo James rimane turbato dal bacio di una silfide ricevuto misteriosamente nel sonno. La strega Old Madge, svela questo segreto alla sua futura sposa, ma la silfide si materializzerà davanti a James per confessargli il suo amore. Alla celebrazione delle nozze la silfide appare, indossa l’anello e seducente scompare nella foresta. La sposa e gli invitati rimangono sconcertati per l’improvvisa fuga dello sposo.

Nel secondo atto, la strega danza intorno ad un calderone dal quale estrae una sciarpa magica. La silfide mostra la bellezza del regno dei boschi a James che ne rimane incantato. La strega dice al giovane che se avvolgerà la sciarpa intorno alla silfide, ella non volerà più via. Lui le mette la sciarpa, ma la silfide perde le ali e gli morirà tra le braccia. Il suo corpo senza vita trionferà in alto nel cielo.

Le Papillon

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[Le Papillon, ballet en deux actes et quatre tableaux 1860 @BNF 2

Dopo essersi ritirata dalle scene e stabilitasi a Venezia, nel 1860 tornò all’Opera di Parigi per realizzare la sua prima e unica coreografia per il balletto fantastico de “Le Papillon“.

Emma Livry, una sua studentessa che le ricordò i suoi esordi, interpretò il ruolo principale della farfalla e alla prima partecipò l’imperatore Napoleone III.

Anche in questa rappresentazione ci troviamo nella radura. Abbiamo come protagonista una giovane farfalla prigioniera di una fata malvagia e un giovane principe che baciando erroneamente la vecchia fata, la trasformò in una bellissima ragazza. Questa gelosa della Farfalla lo fece cadere in un sonno magnetico, ma al suo risveglio vide uno sciame di farfalle danzare, tra cui Farfalla che attratta dal bagliore di una torcia, toccando la lampada bruciò le ali e perse il suo fascino. Caduta tra le braccia del principe, ritrovò il suo aspetto umano e i due si sposarono nel palazzo fatato.

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[Le Papillon, ballet en deux actes et quatre tableaux 1860 @BNF 2

Giselle

Oltre a “La Sylphide” anche “Giselle” viene considerato il simbolo del Balletto Romantico.

La coreografia composta da Jean Coralli vedrà protagonista la prima ballerina Carlotta Grisi accompagnata da Lucien Petipa, nella prima rappresentazione all’Opera di Parigi il 28 giugno 1841. Di grande successo fu anche l’interpretazione di Fanny Elssler nel ruolo di Giselle, seppure con un talento differente.

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Carlotta Grisi in “Giselle” 1845 @ British Museum

Anche questo balletto si compone come gli altri di due atti. Il primo atto si svolge in un villaggio della Renania medievale, dove una la giovane contadina Giselle danzerà con il principe travestito da popolano. Giunge al villaggio la corte impegnata in una battuta di caccia e la promessa sposa del principe rimarrà impressionata dal candore innocente di Giselle. Una volta smascherato il principe, Giselle ne morirà di dolore.

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Nel secondo atto, il guardiacaccia innamorato di Giselle, distrutto dal rimorso si reca alla sua tomba nella radura, illuminata dal chiaro di luna . Appare la regina delle Villi con le sue adepte e Giselle si eleva in una danza insieme a loro. Sia il guardiacaccia che il principe, dovranno ballare sino alla morte per sfinimento, ma fortunatamente quando all’alba le Villi scompaiono, Giselle riuscirà a salvare il principe prima di tornare al riposo eterno nella sua tomba.

Pas de Quatre

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Pas de quatre con Carlotta Grisi (a sinistra), Maria Taglioni (al centro), Lucile Grahn (sul retro) e Fanny Cerrito (a destra) Londra, 1845 – Litografia di Chalon

Il gran Pas de Quatre è il celebre Balletto Romantico con la coreografia di Juler Perrot. Fu rappresentato il 12 luglio del 1845 a Londra, ma in quella del 17 furono presenti la Regina Vittoria e il Principe Alberto. (Puoi vedere le ballerine del Balletto Romantico disegnate direttamente dalla regina Vittoria in questo articolo qui)

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Le tre Grazie 1846 Cerrito, Elssler, Taglioni

La singolarità di questo balletto fu che vide protagoniste le più celebri ballerine del momento: Maria Taglioni, Carlotta Grisi, Fanny Cerrito e Lucile Grahan (che sostituì Fanny Elssler). Ogni ballerina apparve in ordine crescente d’età, ed ebbe una variazione in grado di far risplendere il proprio talento. Il gran Pas de Quatre si ripetè solo per quattro serate.

Non solo Bianco

Sebbene oggi il Balletto Romantico venga associato all’immagine della ballerina vestita con il tutù di tulle bianco, agli esordi, le varie nazioni portarono sulla scena il folklore dei costumi locali, rallegrato dai colori tradizionali.

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Fanny Elssler in “La Cracovienne” 1840
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Fanny Cerrito in “La Vivandière” 1844
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Fanny Cerrito La Lituana 1840 @ Bibliothèque nationale de France
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Fanny Cerrito in “Alma” 1842

Il recupero delle Illustrazioni sul balletto Romantico

Molte coreografie sono andate perdute e oltre ad alcuni scritti, l’unica testimonianza visiva in grado di raccontarci la bellezza di quelli che furono gli esordi del Balletto Romantico sono questa magnifica raccolta di illustrazioni. Alcune sono raccolte nella Biblioteca di Nazionale di Francia, altre nella collezione di George Chaffee.

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La scène de l’Opéra (Le pas des roses) ballet 1860-69

Chaffee collezionò incisioni, litografie, pastelli, schizzi, disegni a penna e inchiostro che documentano la storia del balletto tra il XVI e l’inizio del XX secolo, provenienti da Francia, Italia, Inghilterra, Germania, Regno Unito Stati e Russia. Troviamo ritratti dei ballerini più celebri e spiritose caricature, scene di balletti e modelli di costumi attribuiti ai celebri Jean Berain e JJ Grandville.

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Les coulisses de l’Opéra (le corps de ingénues) 1860-69

George Chaffee è un biografo americano nato in California nel 1907. Negli anni ’30 diventò ballerino professionista e principale del Metropolitan Opera Ballet di New York e Broadway.

Si specializzò nel Balletto Romantico francese, presentando conferenze e seguendo la rubrica “Balletophile” sul Dance Magazine. Fu premiato con le Palmes Academique dal governo francese nel 1949 per il suo impegno. Morì a New York nel 1984.

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Maria Taglioni 1831
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Maria Taglioni in “La Sylphide” Mountain Sylphg 1832

Il Balletto Romantico nella satira

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Lola coming! 1851 (illustrazione satirica)
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Lola has come 1852 (illustrazione satirica)

Sono certa che queste graziose e numerosissime illustrazioni abbiano toccato la gentilezza del tuo animo, proprio come queste ballerine riuscirono a fare volando leggiadre in mondi magici e fiabeschi nella prima metà del XIX secolo.

Ti lascio ancora qualche immagine da gustare e ti saluto fino al prossimo viaggio nel mondo dell’illustrazione retrò.

À bientôt Madame Framboise

Gallery

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Fanny Elsslern, Gustave Carey, Mefistofeles e spirito malvagio 1853
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“Fantaisies du jour” La Péri 1843
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Le Pas des fleurs 1840-1849
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Fanny Elssler’s quadrilles 1840
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Rousset family 1852
Balletto romantico
Le papillon maquettes di Albert Alfred @Bibliothèque Nationale de France
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Le papillon maquettes di Albert Alfred @Bibliothèque Nationale de France

Le immagini di questo articolo provengono dalla Biblioteca Nazionale di Francia e dalla The New York Public Library

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