Gote rosee, fisico slanciato, cosmopolite, irresistibilmente sofisticate ed eleganti. Di chi si tratta? Sono le American Beauties di Harrison Fisher.

Chi era Harrison Fisher?

Portraits of Artists from Archives of American Art, Smithsonian Institution

Se non fosse stato per la follia di un parente che alla sua morte si impossessò di alcuni dipinti dando fuoco ai restanti 800 originali, oggi avremmo avuto un numeroso popolo di stilosissime American Beauties!

Harrison Fisher nacque a Brooklyn, New York, il 27 Luglio del 1875, da una famiglia di artisti originari della Cecoslovacchia. Imparò a disegnare all’età di 6 anni dal padre, il pittore paesaggista Hugh Antoine Fisher che insegnò a lui ed al fratello Hugo Melville, anch’egli specializzato in paesaggi e ambientazioni esterne.

Nel 1881 si trasferì, in California dove studiò alla San Francisco Art Association e successivamente al Mark Hopkins Institute of Art. All’età di 16 anni cominciò a vendere le sue prime opere come freelance e nel 1894, lui il padre ed il fratello aprirono uno studio d’arte.

Il quotidiano San Francisco Call gli commissionò sketch di scene di strada, ma il proprietario William Randolph Hearst, inviò Harrison a New York, per dar lustro alla sua nuova testata, il New York Journal.

Lavorò come fumettista per l’umoristico Puck e proseguì la sua carriera freelance illustrando servizi e copertine di riviste e periodici quali il The Saturday Evenging Post (1898), il Woman’s Home Companion (1901), il The Ladies’ Home Journal (1903), L’American Magazine (1906) il Collier’s e Cosmopolitan (1907).

Nel giro di qualche anno le sue illustrazioni glamour entrarono in tutte le case americane e Fisher diventò così un professionista famoso ed affermato.

Le sue illustrazioni possono essere ammirate presso diversi musei americani, tra cui il De Young Museum di San Francisco, il Cooper-Hewitt Museum di New York, il Museo di Oakland in California e la National Portrait Gallery, Washington DC.

Entrò a far parte della Hall of Fame della Society of Illustrators nel 1997.

Morì celibe a soli 57 anni, in seguito ad un’appendicectomia di emergenza. Eh già, proprio lui che visse circondato da tante donne bellissime, fu talmente dedito alla carriera da non trovar tempo per il matrimonio. Nel suo testamento lasciò tutto alla sua segretaria e compagna di vita Kate Clements.

Il padre di 100 ragazze

Dal 1907 le sue giovani bellezze primeggiarono su quasi tutte le copertine di Cosmopolitan, circa 300 in 22 anni, con il quale collaborò sino al 1934, anno in cui morì.

Cosmopolitan nacque come rivista per la famiglia di “prima classe”. Con i suoi articoli di moda, cucina, gestione della casa e della prole, doveva soddisfare le esigenze di un pubblico femminile “di un certo prestigio“.

Chi meglio di lui avrebbe potuto trasmettere quest’immagine con uno stile così elegante e raffinato? Hearst lo definì “il padre di mille ragazze”, per averne dipinte non meno di 15.000 e Cosmopolitan gli conferì il titolo di “Miglior Artista del Mondo”.

American Beauties

Harrison Fisher si specializzò nei ritratti di meravigliose creature femminili, considerate le eredi del titolo di bellezza americana lasciato dalle Gibson Girls di Charles Dana Gibson, dopo che Gibson si ritirò dalla scena per dedicarsi alla pittura ad olio.

La “Fisher Girls” condivisero la scena con le contemporanee e non meno entusiasmanti  “Fadeaway Girls” di Clarence Coles Phillip e “Christy Girls” di Howard Chandler Christy.

Le American Beauties, ammirate e corteggiate, incarnarono il nuovo ideale di bellezza femminile americano del primo ventennio del 1900.

Ragazze slanciate e dalla vita sottile ancora enfatizzata dall’accattivante forma a clessidra. Giovani e dinamiche, proprio come il nuovo continente emergente. Atletiche e in buona salute, grazie al diffondersi delle attività sportive che cominciarono a livellale le differenze di genere, tra uomo e donna.

Le Fisher Girls

Con la pelle chiara e delicata, quasi trasparente, vivacizzata dalle guance colorite. Fisher fu un abile acquerellista che riuscì perfino ad ingentilire lineamenti spigolosi e decisi. Furono proprio i tratti del mento e della mascella a diventare la firma del suo stile.

Volti eterei contornati da vaporose chiome lucenti, raccolte in nastri o sormontate da copricapo di ogni sorta. Dai più classici e voluminosi a tesa larga, decorati con fiori e piume, a quelli etnici. Turbanti e veli che ci raccontano di una donna cosmopolita

La vediamo in viaggio a bordo di grandi navi, rilassata su piccole imbarcazioni inglesi lungo i fiumi, divertita sulla gondola veneziana, incuriosita sul risciò giapponese o al calesse irlandese. Intenta a dipingere la campagna olandese oppure a far shopping in una boutique francese.

Sempre in movimento, a cavallo, in carrozza e in auto, scarrozzata da gentiluomini e cocchieri, ma anche determinata e indipendente alla guida.

Una donna sicura di sé, sempre a testa alta e mento in fuori seppur mai altezzosa ed arrogante. Dallo sguardo intenso e sensuale, ma allo stesso tempo divertito e birichino.

Colta ed informata, amante della lettura, dell’arte, della musica e del teatro.

Una donna estremamente elegante avvolta in sontuose pellicce e drappeggi sfumati, nella vita mondana come in quella domestica. Spensierata e leggera in quella all’aria aperta.

Grande amante degli animali, sempre in compagnia di cani e gatti di tutte le razze, cavalli e pappagalli.

Insomma come non ci si sarebbe potuto lasciar ispirare e influenzare da una donna così attraente?

American Beauties
Rita Rasmussen vincitrice del BEAUTY CONTEST 1909

Le Fisher Girls dopo il grande successo ottenuto sulle copertine delle riviste, vivacizzarono libri di poesie, romanzi e grandi antologie d’arte . Furono riprodotte su cartoline distribuite negli Stati Uniti e in tutta Europa. Decorarono calendari, specchietti tascabili, spartiti musicali, packaging ed oggetti d’arredo.

Tra i suoi più famosi libri illustrati troviamo la prima collezione di opere “Harrison Fisher Girls” e “American Beauties”, una raccolta di poesie incorniciate tra rose e motivi decorativi.

Harrison Fisher nella ricerca del suo modello nazionale ideale divenne un vero e proprio critico di bellezza. Presenziò nella giuria del concorso di bellezza “American Beauty” del 1910 che vide vincitrice la modella californiana Rita Rasmussen soprannominata “La ragazza del West Golden”.

Direttamente dal Titanic una modella d’eccezione

Tra i volti più celebri ritratti troviamo l’attrice Marion Davies, l’amante di Hearst, F. Scott Fitzgerald e sua moglie Zelda, Billie Burke, Olive Thomas, Lucy Miller, Margery, Allwork e infine Dorothy Gibson.

Seppur porti lo stesso cognome, quest’ultima, non è parente dell’arista Charles Dana. Ma sapete cosa rese così particolare l’attrice e cantante? Sopravvisse al naufragio del Titanic del 1912!

Dorothy fu ritratta regolarmente da Fisher dal 1909. Il suo volto iconico e immediatamente riconoscibile le avvalse il soprannome di “The Original Harrison Fisher Girl”.

Era già un’attrice di successo, sebbene il suo ruolo cinematografico più celebre fu proprio l‘interpretazione di se stessa in “Saved from the Titanic”, uscito a solo un mese di distanza dalla tragedia.

Dopo una vacanza trascorsa in Italia in compagnia della madre, salì a bordo del Titanic per rientrare negli Usa, una nuova serie televisiva la stava aspettando.

La notte dell’impatto con l’iceberg l’avevano trascorsa giocando a bridge nel salone. Riuscirono a salvarsi imbarcandosi nella prima scialuppa di salvataggio insieme ad un paio dei compagni di gioco. Una volta giunta a New York, grazie alla Carpathia, il suo manager le propose subito di partecipare alla realizzazione di una pellicola basata sul disastro. Contribuì alla ricreazione delle scene e recitò perfino indossando gli stessi abiti che aveva a bordo del Titanic, un lungo abito in seta bianca con un cardigan ed una giacca.

Dorothy Gibson trascorse gli anni della seconda guerra mondiale in Italia, dove fu imprigionata presso il carcere San Vittore di Milano perché simpatizzante nazista, dal quale riuscì a fuggire con il giornalista Indro Montanelli e il generale Bartolo Zambon.

American Beauties
Manifesto per la Croce Rossa Americana realizzato durante la Prima Guerra Mondiale da Harrison Fisher

A proposito di guerre, Harrison Fisher, durante la Prima Guerra Mondiale, fece parte della Divisione di Pubblicità pittorica guidata da Charles Dana Gibson. Quattro delle sue illustrazioni furono scelte dal governo per promuovere la Croce Rossa Americana. Le strade si colorarono grazie ai manifesti e alle decorazioni sugli autobus, e si stamparono cartoline e bigliettini augurali.

Sebbene le Fisher Girls ci mostrarono un’ideale femminile esponente delle classi più elevate, il loro successo fu unanime.

Se al primo impatto non mi hanno conquistata subito quanto le Gibson Girls, più ho iniziato ad osservarle da vicino e a scavare in profondità e più le ho trovate davvero adorabili.

E tu, cosa ne pensi di queste eleganti American Beauties?

Ti aspetto nei commenti e ti saluto fino al prossimo viaggio “ai tempi d’oro” dell’illustrazione, lasciandoti ammirare questa gallery dedicata ai più svariati copricapo.

À bientot Madame Framboise

Bibliografia: se vuoi approfondire la lettura o desideri sfogliare le meravigliose immagini delle American Beauties di Harrison Fisher ti consiglio: “American Beauties” della Dover Pubblications

Fair Americans, 1911, Charles Scribner’s Sons

American Beauty, 1909, The Bobbs Merril Company Publisher

SITOGRAFIA:

http://freepages.rootsweb.com/~mspeed/misc/fisher.html

https://en.wikipedia.org/wiki/Dorothy_Gibson

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