“Le Moodboard di Versailles” Mode, divertimenti e follie della corte

Ti presento la mia rubrica dedicata alle Moodboard e alle palette colori così come non le hai mai viste! Pantone scansati, arriva il colore dell’anno della Corte di Versailles: il Caca Dauphin!

Ci siamo divertite ad immaginare una palette color pulce dedicata al piccolo parassita, ma tieniti forte perché oggi ho qualcosa di incredibile!

A Versailles furono davvero creativi, la fantasia che ci misero nel dare un nome ai colori fu straordinaria. Secondo il meme del momento, ad ogni tinta venne attribuito un soprannome tanto bizzarro quanto accattivante, del quale non si poteva proprio farne a meno nel giro di pochissimo tempo! Se oggi gli artisti e i creativi seguono le tendenze dettate dal colore dell’anno, occhio perché Versailles avrebbe dato del filo da torciere alla PANTONE.

1) Marie Charlotte Antoinette di Wignacourt, duchessa de Cosse con la figlia 2) Marie Anne Cornuau de la Grandière de Meurcé, contessa Alexandre de Damas 3) Madame des Mazures Artista: Louis Caroggis Carmontelle. Credit: @jeannedepompadour.blogspot.com

« La mode domine les provinciales, mais les Parisiennes dominent la mode. » (Jean-Jacques Rousseau)

Io ho sempre ammirato la capacità dei francesi di rendere qualsiasi cosa incredibilmente chic e di gran classe. Scherzando affettuosamente, ho sempre affermato che sono in grado di servire perfino un “mucchietto di sterco” (scusate la poca eleganza) su un vassoio d’argento e renderlo incredibilmente accattivante. Beh, non avrei mai creduto di averci preso in pieno! Sentite un po’ cosa sto per raccontarvi!

Robe à la Française, Louvre

Come è nato il color Caca Dauphine?

C’era una donna tanto buona quanto bizzarra che finalmente scoprì la gioia della maternità. Il suo matrimonio con Luigi XVI era stato pianificato dalla madre Maria Teresa d’Austria per rafforzare il rapporto fra i due paesi. Una volta diventata la moglie del sovrano, il suo primo dovere era quello di dare un’erede alla nazione, perché come in tutti i regni, l’arrivo dell’erede al trono porta con se un senso di fiducia, una forma di garanzia di prosperità e tranquillità per gli anni a venire.

La nascita di Madame Royale

Aihmé, Luigi XVI manifestò fin da subito il totale disinteresse verso Maria Antonietta. Soffocata dall’etichetta, delusa dall’indifferenza del marito e in piena giovinezza si abbandonò totalmente ad uno stile di vita frivolo. Venne sempre criticata per la sua infantile superficialità, ma c’é da dire che l’etichetta era davvero opprimente, tanto da mettere in pericolo persino la sua esistenza.

Dopo tanta frustrazione arrivò la gioia della prima gravidanza. Secondo le regole della corte, al momento del parto una folla di curiosi si accalcò nella stanza, era così piena che non ci si poteva muovere. Gente che si arrampicò ovunque pur di garantirsi una sbirciatina, senza la minima discrezione! Per precauzione durante la notte Luigi XVI fece addirittura legare i paraventi che circondavano il letto, perché altrimenti la calca avrebbe rischiato di farli cadere sopra la regina. Spossata dalle fatiche del parto e dalla confusione Maria Antonietta ebbe un malore. La stanza fu sgombrata e il medico si prese cura della regina tenendola in vita, ma fortunatamente da quel giorno, quell’assurda usanza fu bandita.

Superato il pericolo si poté gioire della nuova vita, nonostante l’amarezza per il suo sesso, Maria Antonietta la accolse tra le braccia con il sincero amore di una madre:

“Povera piccola, non eravate desiderata, ma non mi sarete meno cara per questo. Un figlio maschio sarebbe appartenuto allo Stato, voi sarete mia e avrete tutte le mie cure”

Madame Royale e suo fratello minore Louis Joseph Xavier di Francia, Dauphin di Francia.

L’arrivo tanto atteso del Delfino

Finalmente dopo il fiocco rosa della primogenita Maria Teresa, la regina venne graziata con la nascita di un figlio maschio! Il tanto atteso delfino era arrivato, grande gioia e grande festa. La Francia fu talmente appagata e orgogliosa di Luigi Giuseppe da vederci qualcosa di straordinario perfino nei suoi movimenti intestinali! Davvero buffo, ma il colore “Caca Dauphin” non è altro che il color giallo/verdognolo delle feci del piccolo principe. A dispetto del nome un tantino grottesco, in breve tempo drappi e nastri si colorarono di questa incredibile tinta che noi definiremmo un verde oliva tendente all’oro. Questo colore fu affettuosamente chiamato “Caca Dauphin” in onore del principino, oppure nella versione più volgare e popolare “Merde d’oie” (e direi che anche qui la traduzione non lascia alcun dubbio!)

Maria Antonietta con i suoi figli, 1785, di Adolf Ulrik Wertmüller

Un nuovo stile di vita all’Hameau de la Reine

Quando divenne madre, Maria Antonietta si ritirò ad una vita più semplice. Allontanandosi dai pettegolezzi della corte si rifugiò nell’atmosfera campestre e bucolica del Petit Trianon, ispirandosi alle idee naturalistiche di Rousseau. 

Nell’inverno tra 1782-83, fece costruire l’Hameau, ovvero un piccolo borgo rustico adibito a fattoria, con tanto di orto e mulino. Da brava madre amorevole, qui trascorse ore indimenticabili con i suoi figli. La vediamo ritratta mentre passeggia nei giardini in compagnia della piccola Madame Royale e del delfino Luigi Giuseppe. Anche il suo look risentì del suo profondo cambiamento interiore: camicia di mussola bianca, cappellino di paglia e capelli liberi al vento. 

Sicuramente dobbiamo ammettere che il colore Caca Dauphin si sposa benissimo con questo paesaggio naturalistico, tra il verde degli arbusti e i colori dei fiori, ma per un nome così bizzarro non avrei potuto non creare una Moodboard dedicata alle stravaganze fashion della corte.

Per ricreare una Moodboard ispirazionale partendo dal color Caca Dauphin ci siamo lasciati suggestionare dallo spirito creativo e particolarmente eccentrico degli abiti e delle acconciature settecenteschi della corte. Troverete qui di seguito una serie di accessori che servivano a completare l’outfit di una dama di Versailles.

Ecco come creare una Moodboard Caca Dauphin

Abito con Panier: nel settecento, in piena epoca rococò, sotto alle ampie gonne venivano montate queste strutture, affinché ne amplificassero notevolmente le dimensioni ai lati in prossimità dei fianchi (tipo quelle che vengono utilizzate con gli asini per il trasporto), per dare risalto al punto vita. Il nome panier deriva appunto dai cestini per il pane ai quali si ispirarono. Ma ve le immaginate attraversare le porte camminando lateralmente come gamberi? 🙂

Pouf aux sentiments: la modista Rose Bertin diede vita a questo genere di acconciature, dove i capelli venivano raccolti in strutture bizzarre che si sfidavano in altezza e stravaganza. Il pouf non era altro che una specie di cuscino sul quale si applicavano decorazioni di ogni genere per raccontare in modo bizzarro un tema tanto caro. 

Monogramma: Le iniziali di Maria Antonietta in un ricamo floreale. Il suo monogramma venne riprodotto su mobili in legno, ringhiere in ferro, stoffe e porcellane.

Corps à baleines: Rappresenta la parte superiore degli abiti ed è un corsetto a forma conica e molto scollato che appiattendo il ventre mette in risalto il seno. La compressione che crea sulle costole e la forma triangolare spingono le spalle all’indietro, avvicinando le scapole e creando l’effetto di una schiena dritta e di una posa più “solenne”

Piume: leggere e svolazzanti trovarono grande impiego su pouf e cappelli.

Ventaglio: un accessorio indispensabile, più che per sventolarsi al caldo servì a nascondere sorrisi poco smaglianti per la scarsa igiene. Riccamente decorato diventò un vero oggetto di seduzione, sia aperto che chiuso, in una posizione piuttosto che un’altra, servì a inviare messaggi segreti al nostro aspirante corteggiatore. 

Pièce d’estomac: è un accessorio tipico dell’abito francese settecentesco nello stile chiamato “robe à la française”. È un drappo di forma triangolare riccamente decorato che veniva applicato sulla parte anteriore del busto per nascondere il corsetto indossato sotto il vestito.

Cosa ci racconta questa palette colori?

Da queste stravaganze abbiamo ricreato una moodboard divertente e allo stesso tempo decisamente elegante, ma cosa ci racconta questa palette colori “Caca Dauphin”?

Il colore di punta è il nostro buffo Caca Dauphin. Il suo effetto in realtà è tutt’altro che sgradevole, se lo consideriamo come una gradazione del color oro che immediatamente acquisisce pregio e lustro.

La sua applicazione su una base neutra come l’avorio o il beige crea un effetto delicato tono su tono. Si può contrastare in modo fresco con tutte le sfumature di verde tendente all’azzurro. Abbassando la luminosità e la saturazione risulterà decisamente più delicato e raffinato.

Il color verde oliva è un colore che proprio per la sua vicinanza con le tinte presenti nei paesaggi naturali, è stato largamente utilizzato nelle divise militari mimetiche. Troviamo questa tinta in moltissimi dipinti del settecento con sfondo paesaggistico, nelle carte da parati e nei tessuti floreali per destinati all’arredo e alla sartoria.

E tu cosa pensi di questa Moodboard Caca Dauphin? E di questa Palette colore nata da un aneddoto tanto divertente? 🙂

Ti aspetto nel prossimo viaggio per scoprire quale sarà il nuovo colore dell’anno alla corte di Versailles.

À bientôt Madame Framboise

credit. @sotheby.com

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